Sunday, April 5, 2009

Idee in movimento

Si parla spesso dell'enorme falda che c'è tra società civile e politica e dell'incapacità di quest'ultima di ascoltare i problemi di precari, persone che hanno il posto a rischio o che hanno perso il lavoro. Più che mai ora, con la crisi che incombe, queste persone hanno bisogno di spazi di ascolto dove possano trovare un sostegno anche solo emotivo,
Al Pd è venuta in mente un'ottima idea con la creazione di Italia Nascosta:

"Uno strumento per organizzare incontri, metterli in rete tra loro, scambiarsi opinioni e suggerimenti, far crescere proposte che possano tradursi in iniziative concrete e diventare utili per molti, per tutti. Promosso da Federica Mogherini, Maurizio Martina, Elisa Meloni e Giuseppe Lupo, tutti componenti della segreteria nazionale del Pd, il sito si propone come collettore dei racconti e delle storie di un’Italia che si vede poco e che quasi niente conta nelle scelte della politica. Non si tratta però di un raccoglitore verticale, bensì di una piattaforma interattiva aperta e orizzontale: oltre alla possibilità di inviare le proprie testimonianze, i partecipanti al sito potranno organizzare degli incontri in maniera completamente autonoma, cercare e trovare i meeting più vicini al posto in cui vivono, entrare in contatto con persone nella loro stessa situazione ed elaborare insieme analisi e proposte. Una strategia moderna per stimolare la politica e l’opinione pubblica nel modo più tradizionale: facendo sentire la propria voce. Diventando un gruppo di pressione, una lobby. La lobby dei senza voce."

Si ringrazia Francesco Costa

Monday, March 30, 2009

Thursday, March 19, 2009

Il Ministero della Semplificazione ha cancellato Follonica

Per stravolgere la geografia e la toponomastica dei comuni sulla costa indonesiana, nel dicembre 2004 , ci volle un epocale e violento tsunami. Per cancellare, invece, circa una settantina di Comuni in tutta Italia, è bastato un solo voto del Parlamento italiano il 17 febbraio 2009. Un colpo secco di votazione elettronica. E, via! Quando - praticamente all’unanimità – è stata approvata la legge n°9 , più nota come “normativa sulla semplificazione legislativa”. Proponente il leghista Roberto Calderoli, il Ministro competente.
L’intendimento – condiviso da tutti come si abusa dire oggi - era quello di cancellare, con un solo provvedimento, altre 30mila leggi ritenute ormai desuete, prodotte dal Parlamento italiano dal 1° gennaio 1861 al 31 dicembre 1947. Forse sulla via della “semplificazione” in Parlamento hanno esagerato. Convinti come erano – e non si poteva pensare diversamente – che la “Commissione di studio per la semplificazione legislativa”, all’uopo istituita per tempo, avesse, preventivamente, fatto per intero il suo dovere di filtro critico.
[...]
Non c’è dubbio, comunque, che il 17 febbraio 2009 (e poi c’è chi ancora non crede alla sfiga!) sia stato per il Senato della Repubblica il suo “D day”. Dove stavolta la lettera D, sta solo per “Disastro”.

Perché, in nome della tanto agognata semplificazione legislativa, i nostri parlamentari hanno pasticciato alla grande. Abrogando e cancellando, a destra e a manca in tutta Italia, una lunga sfilza di Comuni: dal Triveneto (kaputt! Mestre, etc) sino alla provincia di Agrigento (kaputt! Camastra). Non tralasciando, in questo immaginario tragitto lungo lo stivale, nessuna regione italiana. Si sono soffermati in Toscana (kaputt! Follonica), si sono accaniti contro il Lazio (kaputt! Sabaudia, Aprilia, Colleferro, Pontina, Guidonia, etc), non hanno risparmiato la Campania (Pompei ed Anacapri,etc). Riducendo la configurazione territoriale di due capoluoghi di Provincia (Mantova e Como), e quella di un capoluogo di Regione (Bari). Nel mezzo, hanno incasinato antiche acquisizione del demanio pubblico e relativi accordi contrattuali.
[...]
Sorge spontanea la domanda: ma può essere che i nostri parlamentari non se ne siano proprio accorti?

La risposta, resoconti parlamentari alla mano, non può che essere articolata. Al momento della dichiarazione di voto – unanime con le astensioni del PD e dell’UDC – fatte salve le polemiche di maniera tra maggioranza ed opposizione sul continuo uso del “voto di fiducia”, due soli senatori hanno espresso dubbi di merito sulla legge: il senatore dipietrista Mascitelli, “il processo di semplificazione normativa non può essere fondato solo su dati quantitativi, ma è una operazione complessa, che richiede un accurato studio e la definizione di un adeguato piano organico”, analisi acuta, peccato che però alla fine di questo intervento il senatore Mascitelli abbia dichiarato il suo voto favorevole; strada inversa, invece, per il senatore siciliano dell’UdC Cintola, il quale notoriamente dotato di un naso di una certa entità, dopo aver parlato bene del provvedimento, sentendo appunto puzza di pochade, per cautela, è stato uno di quelli che si è astenuto.

E che si stesse scivolando nella commedia dell’arte, lo si è capito un attimo dopo l’approvazione della legge, quando un paio di solerti funzionari dell’ANCI, piombati a Palazzo Madama, si stavano sbracciando, per avvisare Ministro e i senatori del tunnel di pernacchie nel quale il Parlamento si stava inoltrando. Il Ministro Calderoli, già rosso in viso per l’emozione del trionfo appena consumato via voto elettronico, quando ha capito come stavano le cose è diventato ancora più rosso in viso. Si è guardato in giro, con ansia, ma ha riscontrato – da destra a sinistra – solo occhiate di complicità : “poi ci si pensa !”, parevano gli volessero dire.

“Minchia! Abbiamo distrutto mezza Italia, “Amu iucato a cù pigghiù, pigghiù” (abbiamo giocato all’antico gioco siculo “io sputo nel mucchio e a chi prendo, prendo”), ha commentato goliardicamente, ma efficacemente , un senatore siciliano.
Del pateracchio, poi, se ne è parlato in un incontro informale, e riservato, tra i vari rappresentanti dei gruppi parlamentari, che invocando le famose clausole di garanzie già contenute nella legge, hanno deciso di tirare avanti, facendo finta di niente. Convincendo anche quelli dell’ANCI a soprassedere, a non sollevare troppo scandalo. Invitandoli, piuttosto, a collaborare con il Ministero della semplificazione (“leggetevi voi quelle maledette 30mila leggi”), per risolvere il problema all’appuntamento parlamentare del 30 giugno prossimo. Nel frattempo,come ha commentato, in dialetto,il solito parlamentare bontempone siciliano “ mutù a cu sapi ù iuocu, e cu parra è un gran coRnutu!”.

Un parlamentare campano, riflettendo sul fatto che alcuni milioni di italiani sono rimasti orfani del loro Comune di nascita e/o di residenza, pur ammettendo che la colpa del pateracchio era più da attribuirsi alla nota Commissione di “Teste di Conoscenza” che al Ministro, ha stigmatizzato la leggerezza di Calderoli, che si era fidato a scatola chiusa dell’oltre ventina di esperti, gratificandolo di un commento in dialetto: “nu buonu guaglione, ma nu poco scapocchione!”; modo di dire, affettuosamente non elogiativo, reso famoso dal mitico portiere del Plaza di Roma, il napoletanissimo Gigi Esposito.

Un difensore di Calderoli, però, fa notare : “OK, Roberto, si sarà pure comportato da scapocchione, ma è anche vero che tutti gli altri parlamentari gli sono andati dietro, senza proferire un fiato”. E adesso cosa accadrà? C’è da chiedersi. Indipendentemente dal “vulnus” sull’esistenza dei comuni in questione, che sicuramente verrà sanato. Perché il vero fatto scandaloso, non è l’errore in sè, ma l’approssimazione ed il cinismo fatalista con i quali continuano a legiferare, “a spanne”, tutti questi parlamentari “nominati” nelle ultime elezioni politiche. O no !?

Fonte: SiciliaInformazione

Saturday, March 7, 2009

La crisi

"[T]he problem is not that the corporations are breaking the laws; the problem is that they are making the laws"

Sam Bowles, ***

Wednesday, February 18, 2009

Gli ex compagni di scuola sono il vero ostacolo alla nascita di una sinistra normale e obamiana

C’era scritto tutto nel libro di Andrea Romano, “Compagni di scuola”. La classe dirigente ex comunista, ex pidiessina, ex diessina del Partito democratico è antropologicamente inadeguata a guidare una sinistra moderna, liberale e credibile. No, they can’t, non possono farcela, non sono capaci. Se non si accetta questo dato di fatto ormai incontestabile, se non si tolgono una volta per tutte poltrone e distintivi agli ex ragazzi quarantenni di Berlinguer, se non si stacca definitivamente la spina ai compagni della chiesa che ha fallito, continueremo ad accanirci terapeuticamente su un corpo politico tenuto artificialmente in vita da quella gran suora misericordina di Silvio Berlusconi.

Walter Veltroni in realtà ci ha provato a far nascere un grande partito, è stato anche coraggioso all’inizio e ha fatto anche più di quanto ciascuno di noi avesse sperato e immaginato, liberandosi con una scrollata di spalle delle improponibili scorie neo, ex, post comuniste. L’aver cancellato i comunisti e i verdi dal Parlamento è uno dei grandi meriti storici di Veltroni, e per questo, fosse anche solo per questo, ha diritto di entrare nel Pantheon dei padri della patria, proprio lui che in passato ha provato a farci credere di non essere mai stato comunista. Non è andato fino in fondo, non è riuscito a sganciarsi dal dalemismo revanscista, una delle dottrine politiche meno coerenti e più inconcludenti della nostra recente storia politica.

Veltroni ha perso l’occasione della sua vita, malgrado fosse legittimato democraticamente dalle (finte) primarie popolari. Si è alleato, per affinità sviluppate nelle precedenti stagioni politiche, con quelli che l’Italia è una Repubblica fondata sulle manette, ridicolizzando fin dall’inizio l’idea di voler creare un nuovo partito moderno, liberale e di sinistra. E, non contento delle pedate che ha continuato a prendere da Antonio Di Pietro e dalla sua banda di volenterosi ammanettatori, si è impegnato nella più insensata delle battaglie politiche di tutti i tempi, peraltro perdendola, quella per eleggere alla commissione di Vigilanza sulla Rai nientedimeno che il padre di tutti i fondamentalismi giustizialisti degli ultimi vent’anni, Leoluca Orlando.

Ma la fine della segreteria Veltroni non è cominciata con la sconfitta con Berlusconi, ma il giorno dopo le elezioni. In natura, tranne Eugenio Scalfari, nessuno era davvero convinto che Veltroni potesse farcela contro il Cav. Era evidente che il Pd avrebbe perso e che il suo leader avrebbe dovuto cominciare una lunga traversata nel deserto per completare il processo di riforma della sinistra e della società italiana. Veltroni invece s’è fatto imbrigliare dalle grandi strategie elaborate da quella mente lucidissima di Massimo D’Alema, roba forte del tipo riallearsi con i comunisti o, perdinci, con Pier Ferdinando Casini, se non addirittura con l’ex costola della sinistra, cioè con la Lega, sulla base di una piattaforma programmatica che, parole di Marco Follini, avrebbe posto il Pd con i socialisti in Europa, con la Cgil in Italia e con Hamas in medioriente.

Veltroni s’è rifugiato nell’antiberlusconismo da cui lodevolmente si era liberato in campagna elettorale e in altre battaglie improbabili volte a parare i colpi di Di Pietro e D’Alema. La sconfitta del modello neoprodiano di Renato Soru è soltanto l’ultimo ed eclatante episodio del disastro, ma probabilmente è la vittoria di Matteo Renzi alle primarie di Firenze, contro i candidati espressi delle cariatidi di partito, a segnalare plasticamente la crisi del Pd. Una delle cose che si dice, ed è vera, è che il Partito democratico non sia riuscito a creare una sintesi politica dall’incontro tra l’anima socialdemocratica e quella cattolico-progressista delle sue componenti principali. Ma il caos di questi giorni non è stato creato dalla frattura tra ex comunisti ed ex democristiani, piuttosto da quella che il brillante blogger di sinistra Francesco Costa definisce “la guerra civile degli ex Ds”, quegli ex compagni di scuola berlingueriana che costituiscono il principale ostacolo alla nascita di una sinistra normale e obamiana.

di Christian Rocca su Il Foglio, 18 Febbraio 2009

di Christian Rocca