Tuesday, November 11, 2008

Saturday, November 8, 2008

Per i piccoli interessi di bottega bloccano lo sviluppo di questa città

Nell’ultimo Consiglio Comunale la maggioranza è stata costretta a rinviare la trattazione del Regolamento Urbanistico in quanto il consigliere di Forza Italia, nonché capogruppo, Aldo Valenza “ha deciso” che non era più “incompatibile”. Questo sulla scorta di un fantomatico parere legale che nessuno ha visto (al contrario il parere chiesto dall’Amministrazione Comunale è di dominio pubblico), mentre sono agli atti del Comune i “contributi” (peraltro legittimi) dell’aprile e dell’ottobre 2006 del cittadino Valenza, da lui firmati, in cui riferisce i terreni di sua proprietà proponendo soluzioni di trasformazione edilizia.
Se è legittimo il fatto che un cittadino pensi a tutelare i suoi legittimi interessi privati, risulta però incomprensibile come possa palesemente non tenere conto di una Legge Nazionale che dice in modo estremamente chiaro che nel caso sussista correlazione immediata e diretta tra il contenuto della delibera e gli interessi privati di un consigliere, esso non può prendere parte non solo “alla votazione” ma anche “alla discussione”.
Oltretutto il Pdl parla di un piano blindato, in cui non si è dato la possibilità di discutere: sanno benissimo di dire il falso, sono state fatte innumerevoli Commissioni Consiliari, iniziate quando ancora il Regolamento Urbanistico non era nemmeno una bozza di delibera, poi chiaramente come è giusto la maggioranza ha anche l’onere e le responsabilità delle scelte, ed è quello che abbiamo fatto. Non so con quale coraggio Valenza sostiene che il “Regolamento è in netto ritardo” dato che sono stati loro, con un colpo basso sulle soglie dell’illegalità, a rinviare ulteriormente la sua adozione. Certamente rifiutiamo la cultura del “Caimano” per cui la legalità e l’etica pubblica sono solo degli ostacoli alla propria capacità di espansione, e che il fine giustifica tutti i “mezzucci”.

Le famose quattro proposte sono assolutamente inconsistenti, e le risposte (sempre perfettibili ci mancherebbe!) ai problemi di sviluppo di questa città sono già contenute nel Regolamento, sia per quanto riguarda la nautica, che lo sviluppo turistico e la casa. Una cosa la sappiamo: che il quarto emendamento proposto dal centro destra riguarda anche i terreni di proprietà del “suo” consigliere, proponendo di fatto un aumento di volumetrie. Se non è conflitto di interessi questo!

È un peccato vedere una importante forza politica di opposizione, quale il Pdl, che dovrebbe esercitare fortemente il suo ruolo in modo tenace e costruttivo nell’interesse del bene della città, trasmettere al contrario l’immagine di una politica stanca, pavida, rinunciataria, che non ha il coraggio di entrare nel merito dei problemi, che si ferma alle questioni procedurali e ai cavilli burocratici. Una politica ripiegata su se stessa, incapace di vedere al di là del proprio naso, dei propri piccoli interessi di bottega. E sull’altare della difesa del proprio particolare interesse politico sono disposti a tutto, anche a bassezze che danneggiano pesantemente non il centrosinistra ma la città tutta. Danneggiano le imprese, gli artigiani, i commercianti, le associazioni del turismo, come quelle della nautica, gli albergatori come tutti i cittadini di Follonica che si Giovedì scorso si sono visti scippati del Regolamento Urbanistico per una evidente forzatura condotta peraltro in modo poco trasparente (ripeto: il parere legale nessuno lo ha mai visto!)

Andrea Benini
Segretario Pd

Thursday, November 6, 2008

Fausto Raciti, dichiarazione di intenti

Vittorio Foa, nell’ultimo giorno del secolo scorso, alla richiesta di quale risposta avrebbe dato ad un giovane che chiedeva della Sinistra, rispondeva che era meglio non descriverla, perchè probabilmente non ci avrebbe creduto, ma sarebbe stato più opportuno proporgli di cercarla insieme.

Noi pensiamo.

Noi vogliamo una giovanile costruita dalle idee libere, dalle passioni sincere, dagli interessi più vari, dai sogni meravigliosi di una generazione che vuole cambiare. In una parola: noi pensiamo.
E vogliamo che le nostre elaborazioni, i sogni e i progetti di questa nuova comunità nascano come realtà possibili e raggiungibili.

Siamo cresciuti in un decennio che ha visto le forze riformiste, per due volte, guidare l’Italia. Ci siamo interrogati sulle potenzialità e sui limiti di quella stagione politica e abbiamo vissuto la nascita del Partito Democratico come la grande speranza per continuare quel percorso, per cambiare il Paese.

Riallacciare il filo del discorso tra i Democratici e le giovani generazioni. Ecco il nostro scopo. Aiutare il Partito Democratico a farsi popolo.

Nel nostro essere democratici c’è l’ambizione di chi vuole trasformare l’Italia in un paese aperto, dinamico e giusto.

Dovunque viviamo è poco il tempo che ci divide dall’Europa. In un’ora possiamo andare in paesi dove alle giovani generazioni è permesso vivere in un contesto aperto e capace di far sviluppare le potenzialità di tutti.

Partendo da questa constatazione, proponendo la questione generazionale come priorità dell’azione politica dei riformisti, sentiamo di doverci impegnare nel dare vita ad una grande e autonoma organizzazione giovanile dei Democratici. Lo facciamo per costruire una comunità politica capace di farci correre nei problemi del domani, perchè il futuro diventi la bussola del nostro agire.

L’autonomia non è una scelta ma una necessità, essendo l’unico vero strumento per rappresentare la nostra generazione e rifuggire da logiche di cooptazione e di selezione casuale, educandoci, di fatto, a non rappresentare solo noi stessi.

Le giovani generazioni non rappresentano una classe o un determinato gruppo sociale. Sono anzi una realtà plurale e spesso sotterranea. E’ senza dubbio difficile oggi riuscire a dare una determinata rappresentanza a quella fascia di età che va dai 14 ai 29 anni che si trova a vivere in una società in continua evoluzione ed altamente frammentata. Ed è proprio per questo che i giovani democratici che immaginiamo, e per cui spenderemo noi stessi, devono essere un’organizzazione d’attacco, capace di stare tanto nelle scuole e nelle università, quanto nei luoghi di lavoro e nelle periferie. Saremo forti solo se rappresentativi di queste realtà e non di dinamiche che con giovani non hanno nulla a che fare.

Noi vogliamo rappresentare quegli studenti che vanno avanti solo con le proprie capacità, che evitano quelle scorciatoie di conoscenze e di benefici, e che con sacrificio completano con successo il proprio percorso scolastico tra mille difficoltà. Sono quelli che ogni mattina si svegliano all’alba e devono fare chilometri per poter andare a scuola. Quelli che studiano percorsi didattici vecchi di cinquant’anni come le scuole dove stanno.

Noi vogliamo rappresentare quegli universitari che attraverso il merito e il talento ridaranno speranza al futuro del nostro paese e che, allo stesso tempo, sono costretti a lavorare in nero per poter permettersi gli studi. Sono quelli che si trovano a fare i conti con il boom dei corsi di studio e con l’assenza di case dello studente. Sono quelli che lottano contro il numero chiuso e per costruire una vera cittadinanza universitaria.

Noi vogliamo rappresentare quei ricercatori che vorrebbero tornare in Italia ma che sono costretti a rimanere lontani e portare le loro competenze altrove. Sono quelli che scoprono le nuove frontiere della biotecnologie o i software che fanno girare i nostri computer.

Noi vogliamo rappresentare quei lavoratori che ogni giorno rischiano la vita. Perchè in Italia il lavoro non è un diritto ma un privilegio. Noi ci candidiamo a rappresentare quei giovani che ogni giorno devono fare i conti con un lavoro precario o inesistente. Sono quelli che non riescono a pagare le bollette e l’affitto, sono quelli che per questo restano a casa con mamma e papà fino a 35 anni.

Noi vogliamo rappresentare tutte le nuove forme di affettività. Perchè sono in troppi senza diritti.

Noi vogliamo rappresentare il diritto di chi verrà dopo di noi. Quello di vivere in un mondo sostenibile, dove tutti abbiano la consapevolezza che nulla è infinito e tutto è precario.

Noi vogliamo rappresentare tutte quelle ragazze e quei ragazzi che vivono nel nostro paese o ci sono nati. Perchè la cittadinanza è per tutti.

Noi vogliamo rappresentare tutti quei giovani che vogliono la pace e per questo la preparano. Sono quelli che aiutano i più deboli e che marciano da Perugia ad Assisi per esportare la solidarietà, l’uguaglianza e i diritti umani.
Noi vogliamo un’Italia aperta, dove tutti abbiano gli stessi diritti. Perchè un ragazzo non può essere discriminato per il colore della sua pelle, per il suo credo religioso, per il suo orientamento sessuale.
Noi vogliamo rappresentare chi vuole immaginare, costruire e vivere liberamente il proprio progetto di vita. Perchè questa è la sfida della nostra generazione.

La terra è di destra, L'universo è di sinistra


Se ancora c'è qualcuno che dubita che l'America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.

La risposta sono le code che si sono allungate fuori dalle scuole e dalle chiese con un afflusso che la nazione non aveva mai visto finora. La risposta sono le persone, molte delle quali votavano per la prima volta, che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che questa volta le cose dovessero andare diversamente, e che la loro voce potesse fare la differenza.

VIDEO DISCORSO

La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d'America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d'America.

La risposta è ciò che ha spinto a farsi avanti coloro ai quali per così tanto tempo è stato detto da così tante persone di essere cinici, impauriti, dubbiosi di quello che potevano ottenere mettendo di persona mano alla Storia, per piegarla verso la speranza di un giorno migliore.

È occorso molto tempo, ma stanotte, finalmente, in seguito a ciò che abbiamo fatto oggi, con questa elezione, in questo momento preciso e risolutivo, il cambiamento è arrivato in America.

Poco fa, questa sera ho ricevuto una telefonata estremamente cortese dal Senatore McCain.

Il Senatore McCain ha combattuto a lungo e con forza in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con maggiore forza per il Paese che ama. Ha affrontato sacrifici per l'America che la maggior parte di noi nemmeno immagina e noi oggi stiamo molto meglio anche grazie al servizio reso da questo leader coraggioso e altruista. Mi congratulo con lui e con la governatrice Palin per tutto quello che hanno ottenuto, e non vedo l'ora di lavorare con loro per rinnovare nei prossimi mesi la promessa di questa nazione.

Voglio qui ringraziare il mio partner in questa avventura, un uomo che ha fatto campagna elettorale col cuore, parlando per le donne e gli uomini con i quali è cresciuto nelle strade di Scranton ...

... con i quali ha viaggiato da pendolare ogni giorno per tornare a casa propria nel Delaware, il vice-presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden.

Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni...

... la roccia della mia famiglia, l'amore della mia vita, la prossima first lady della nazione...

... Michelle Obama.

Sasha and Malia...

... vi amo entrambe moltissimo e ... vi siete guadagnate il cucciolo

... che verrà con noi alla Casa Bianca...

E mentre siamo qui e lei non è più con noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme a tutta la famiglia che ha fatto di me ciò che io sono. In questa sera così unica mi mancano tutti, e so che il mio debito verso di loro non è neppure quantificabile. A mia sorella Maya, mia sorella Alma, tutti i miei fratelli e le mie sorelle, voglio dire grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono veramente molto grato.

Al manager della mia campagna David Plouffe...

... il protagonista senza volto di questa campagna che ha messo insieme la migliore campagna elettorale - credo - nella Storia degli Stati Uniti d'America.

al mio capo stratega David Axelrod...

... che è stato mio partner in ogni fase di questo lungo cammino... proprio il miglior team di una campagna elettorale mai messo insieme nella storia della politica...

... voi avete reso possibile tutto ciò, e io vi sarò eternamente grato per i sacrifici che avete affrontato per riuscirci.

Ma più di ogni altra cosa, non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria: appartiene a voi. Io non sono mai stato il candidato più ideale per questa carica. Non abbiamo mosso i primi passi nella campagna elettorale con finanziamenti o appoggi ufficiali. La nostra campagna non è stata pianificata nelle grandi sale di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. È stata realizzata da uomini e donne che lavorano, che hanno attinto ai loro scarsi risparmi messi da parte per offrire cinque dollari, dieci dollari, venti dollari alla causa. Il movimento ha preso piede e si è rafforzato grazie ai giovani, che hanno rigettato il mito dell'apatia della loro generazione...

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.. che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per un'occupazione che offriva uno stipendio modesto e sicuramente poche ore di sonno; ai non più tanto giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo più soffocante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti; ai milioni di americani che si sono adoperati come volontari, si sono organizzati, e hanno dimostrato che a distanza di oltre due secoli, un governo del popolo, fatto dal popolo e per il popolo non è sparito dalla faccia di questa Terra. Questa è la vostra vittoria...

So che quello che avete fatto non è soltanto vincere un'elezione e so che non l'avete fatto per me. Lo avete fatto perché avete compreso l'enormità del compito che ci sta di fronte. Perché anche se questa sera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il futuro ci presenterà sono le più ardue della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche se questa sera siamo qui a festeggiare, sappiamo che ci sono in questo stesso momento degli americani coraggiosi che si stanno svegliando nei deserti iracheni, nelle montagne dell'Afghanistan dove rischiano la loro vita per noi.

Ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro figli si saranno addormentati e si arrovelleranno chiedendosi se ce la faranno a pagare il mutuo o il conto del medico o a mettere da parte abbastanza soldi per pagare il college. Occorre trovare nuova energia, creare nuovi posti di lavoro, costruire nuove scuole. Occorre far fronte a nuove sfide e rimettere insieme le alleanze.

La strada che ci si apre di fronte sarà lunga. La salita sarà erta. Forse non ci riusciremo in un anno e nemmeno in un solo mandato, ma America! Io non ho mai nutrito maggiore speranza di quanta ne nutro questa notte qui insieme a voi. Io vi prometto che noi come popolo ci riusciremo!


PUBBLICO: Yes we can! Yes we can! Yes we can!

OBAMA: Ci saranno battute d'arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d'accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell'opera di ricostruzione della nazione nell'unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui.

Ciò che ha avuto inizio ventuno mesi fa, nei rigori del pieno inverno, non deve finire in questa notte autunnale. La vittoria in sé non è il cambiamento che volevamo, ma è soltanto l'opportunità per noi di procedere al cambiamento. E questo non potrà
accadere se faremo ritorno allo stesso modus operandi.

Il cambiamento non può aver luogo senza di voi.
Troviamo e mettiamo insieme dunque un nuovo spirito di patriottismo, di servizio e di responsabilità, nel quale ciascuno di noi decida di darci dentro, di lavorare sodo e di badare non soltanto al benessere individuale, ma a quello altrui. Ricordiamoci che se mai questa crisi finanziaria ci insegna qualcosa, è che non possiamo avere una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: in questo Paese noi ci eleveremo o precipiteremo come un'unica nazione, come un unico popolo.

Resistiamo dunque alla tentazione di ricadere nelle stesse posizioni di parte, nella stessa meschineria, nella stessa immaturità che per così tanto tempo hanno avvelenato la nostra politica. Ricordiamoci che c'è stato un uomo proveniente da questo Stato che ha portato per la prima volta lo striscione del partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia in sé, della libertà individuale, dell'unità nazionale. Sono questi i valori che abbiamo in comune e mentre il partito Democratico si è aggiudicato una grande vittoria questa notte, noi dobbiamo essere umili e determinati per far cicatrizzare le ferite che hanno finora impedito alla nostra nazione di fare passi avanti.

Come Lincoln disse a una nazione ancora più divisa della nostra, "Noi non siamo nemici, ma amici, e anche se le passioni possono averlo allentato non dobbiamo permettere che il nostro legame affettivo si spezzi". E a quegli americani il cui supporto devo ancora conquistarmi, dico: forse non ho ottenuto il vostro voto, ma sento le vostri voci, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.

A coloro che ci guardano questa sera da lontano, da oltre i nostri litorali, dai parlamenti e dai palazzi, a coloro che in vari angoli dimenticati della Terra si sono ritrovati in ascolto accanto alle radio, dico: le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano.

A coloro che invece vorrebbero distruggere questo mondo dico: vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e tranquillità dico: vi aiuteremo. E a coloro che si chiedono se la lanterna americana è ancora accesa dico: questa sera noi abbiamo dimostrato ancora una volta che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, bensì dalla vitalità duratura dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza.

Perché questo è il vero spirito dell'America: l'America può cambiare. La nostra unione può essere realizzata. E quello che abbiamo già conseguito deve darci la speranza di ciò che possiamo e dobbiamo conseguire in futuro.

In queste elezioni si sono viste molte novità e molte storie che saranno raccontate per le generazioni a venire. Ma una è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta. Al pari di molti altri milioni di elettori anche lei è stata in fila per far sì che la sua voce fosse ascoltata in questa elezione, ma c'è qualcosa che la contraddistingue dagli altri: Ann Nixon Cooper ha 106 anni. È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù, in un'epoca in cui non c'erano automobili per le strade, né aerei nei cieli. A quei tempi le persone come lei non potevano votare per due ragioni fondamentali, perché è una donna e per il colore della sua pelle.

Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto nel corso della sua vita in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can.

Nell'epoca in cui le voci delle donne erano messe a tacere e le loro speranze soffocate, questa donna le ha viste alzarsi in piedi, alzare la voce e dirigersi verso le urne. Yes, we can.

Quando c'era disperazione nel Dust Bowl (la zona centro meridionale degli Stati Uniti divenuta desertica a causa delle frequenti tempeste di vento degli anni Trenta, NdT) e depressione nei campi, lei ha visto una nazione superare le proprie paure con un New Deal, nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di ideali condivisi. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Quando le bombe sono cadute a Pearl Harbor, e la tirannia ha minacciato il mondo, lei era lì a testimoniare in che modo una generazione seppe elevarsi e salvare la democrazia. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Era lì quando c'erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : "Noi supereremo tutto ciò". Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Un uomo ha messo piede sulla Luna, un muro è caduto a Berlino, il mondo intero si è collegato grazie alla scienza e alla nostra inventiva. E quest'anno, per queste elezioni, lei ha puntato il dito contro uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, passati in tempi migliori e in ore più cupe, lei sa che l'America può cambiare. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: America, America: siamo arrivati così lontano. Abbiamo visto così tante cose. Ma c'è molto ancora da fare. Quindi questa sera chiediamoci: se i miei figli avranno la fortuna di vivere fino al prossimo secolo, se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora?
Oggi abbiamo l'opportunità di rispondere a queste domande. Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni senza tempo e immutabile che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We Can.

Grazie. Dio vi benedica e possa benedire gli Stati Uniti d'America.

Tuesday, November 4, 2008

Dario Marini, dichiarazione di intenti

1. Il nostro obbiettivo è la credibilità vogliamo essere liberi e autonomi vogliamo essere presenti nella società e protagonisti nelle idee.

2. Siamo per risolvere i problemi e non per affrontarli per preconcetti idelogici.
3 .Riconosciamo di dove essere responsabili nei confronti della collettività. Qualche esempio: tutelare l’ambiente, servizio civile obbligatorio, volontariato per biblioteche notturne.
4.Vogliamo una struttura federale dove il principio di sussidiarietà è fondamentale, diciamo NO al centralismo democratico, SI alla territorialità e autonomia.
5.Vogliamo guardare fuori dai recinti perché noi siamo i giovani italiani che vivono nella società contemporanea.
6. Noi siamo il Pd del 2020, crediamo in un un percorso formativo concreto, serio e critico.
7. Siamo per un’elaborazione di idee forti, alternative al centrodestra, coraggiose e in grado di sperimentare linguaggi e forme aggregative nuove.
8.Vogliamo studiare, viaggiare, progettare la società contemporanea, elaborare la globalizzazione e nuovi modelli di sicurezza sociale.
9.Vogliamo politiche sociali in grado di permettere a tutti i giovani, ragazzi e ragazze di poter uscire di casa a 18 anni e di progettare la propria vita in modo autonomo e indipendente.
10. Vogliamo un linguaggio nuovo, sperimentare un nuovo modo di essere giovani nel Partito Democratico.