Sunday, December 28, 2008

Politiche dei rifiuti


Documento Politiche dei rifiuti

PD Follonica

Dicembre 2008


PUNTIAMO SULLA RIDUZIONE DEI RIFIUTI E SULLA R.D.

Non si può continuare ad affrontare il problema dei rifiuti come se la quantità di spazzatura da smaltire fosse un dato immutabile. I rifiuti vanno ridotti e pensare solo in termini di discariche o inceneritori, è stupido oltrechè dannoso per la salute dei cittadini. Bisogna agire alla fonte. La quantità di rifiuti è una variabile, non è un dato.

Certamente occorre una piccola-grande “rivoluzione culturale domestica”, un nuovo stile di vita improntato alla sobrietà e ad un consumo critico, un nuovo modo di fare la spesa, di mangiare, di spostarsi in città. Una nuova consapevolezza che si costruisce anche investendo in educazione e in formazione: non si può produrre rifiuti a dismisura senza domandarci che fine fanno (“tanto ormai sono fuori casa mia, ci penseranno gli altri”). Per puntare su questa idea alternativa agli attuali modelli di consumo e di produzione non basta dirlo, occorrono idee, creatività, sforzi, investimenti.

Il Comune di Follonica si è già dimostrato all’avanguardia in Provincia puntando su una serie di progetti, che hanno trovato sintesi nella delibera “Verso rifiuti zero” dello scorso anno, quali l’autocompostaggio domestico, l’ esperienza dell’ecoscambio, l’«Acqua in caraffa», il protocollo per gli «Acquisti Verdi» tra i Comuni della Val di Pecora… molto altro possiamo fare per ridurre i rifiuti, ad esempio concordare un'intesa con la grande distribuzione per eliminare gli imballi monouso, i sacchetti di plastica per la spesa e introdurre gli erogatori di detersivi, distribuire composter domestici e ridurre la spazzatura nelle mense pubbliche. È certamente indispensabile anche una specifica azione legislativa nazionale in materia di imballaggi e di incentivi fiscali per dare slancio e incisività alle politiche di riduzione dei rifiuti.

Riguardo alla Raccolta differenziata, rispetto agli obbiettivi fissati dalla nuova direttiva europea al Testo Unico Ambientale, dal Piano Regionale di Sviluppo della Regione Toscana (obiettivo di riduzione del 15% di rifiuti rispetto al 2004 entro il 2012), fino ad arrivare al Piano Straordinario del nostro macro-ato (Gr, Ar, Si) che fissa l’obiettivo del 51% di R.D. nel 2011 come media di ambito, il trend della nostra provincia purtroppo non è molto positivo: la R.D. nel 2007 è scesa al 27,6% e solo due comuni, Massa Marittima e Follonica, hanno superato il 35% evitando di far pagare ai cittadini l’ecotassa.
Follonica si è dimostrata virtuosa nella gestione delle politiche ambientali. Primo comune della provincia a sperimentare il sistema di raccolta “Porta a Porta” in un quartiere, si sta avviando ad estenderlo in altri cinque quartieri cittadini. Ha raggiunto nel 2007 il 37,90% di R.D. come media cittadina e oltre il 65% nel quartiere 167 ovest dove è in funzione il Porta a Porta.
Occorre spingere in questa direzione e chiediamo che la Regione Toscana e la provincia di Grosseto, con il nuovo Piano Interprovinciale, marcino con decisione verso questi obiettivi.

IL DIR (DISTRETTO INDUSTRIALE DEL RECUPERO E DEL RIUSO)

La Toscana, e con essa il nostro territorio, saranno autonomi e autosufficienti fino al 2011, perciò solo con la raccolta differenziata porta a porta e la valorizzazione dell’organico, i conferimenti in discarica potranno essere molto limitati scongiurando così l’emergenza rifiuti.
Sappiamo, allo stesso tempo, quanto nel nostro territorio sia carente l’equipaggiamento impiantistico per il recupero del materiale differenziato, che attualmente deve essere tutto portato al di fuori della nostra provincia (l’organico nel comune di Montespertoli in provincia di Firenze, il multimateriale alla Revet di Pontedera) con costi di trasporto notevoli e nessun beneficio, anche in termini occupazionali, sul territorio. Senz’ altro l'impianto di selezione e compostaggio delle Strillaie, operativo secondo le previsioni entro il 2011, darà una risposta importante all'aumento di R.D., ma siamo convinti che sia possibile fare di più.
Il dibattito pubblico in materia di rifiuti nel nostro territorio è stato polarizzato su “cogeneratore sì/cogeneratore no”. Crediamo che nel nostro comprensorio, di concerto anche con altri comuni, possano essere previste aree e benefici fiscali, relativi ai costi di urbanizzazione, per incentivare le imprese a realizzare interventi in questa filiera. Pensiamo che nel nostro territorio possa sorgere un vero e proprio Distretto Industriale del Recupero e del Riuso (D.I.R.), convinti che per chiudere il ciclo dei rifiuti siano necessari anche impianti di valorizzazione della R.D.
Crediamo che a questo tipo di investimenti potrà essere interessato anche il nostro attuale gestore: il Coseca.

SUL FUTURO DI COSECA

I problemi di Coseca sono noti da tempo: è una società che effettua i servizi di raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti in una discarica che non è di sua proprietà.
Il Partito Democratico si sente fortemente impegnato per la difesa dei livelli occupazionali dell’azienda, obiettivo indispensabile soprattutto in questa fase di grande crisi economica internazionale che sta mettendo in discussione molti posti di lavoro nel Paese e nella nostra provincia.
Nell’ assemblea del 6 ottobre scorso Cosca ha presentato ai comuni soci le linee guida per affrontare i problemi attuali e le sfide imposte dalle trasformazioni successive alla nascita nella nostra regione di 3 macro ATO al posto dei 10 ATO provinciali. Le sei aziende pubbliche che svolgono il sevizio di RSU dell’ATO Toscana Sud, propongono la costituzione di una società consortile al fine di poter partecipare insieme alla gara per l’affidamento del servizio come gestore unico. La società avrebbe come scopo anche quello di essere più competitiva svolgendo insieme una serie di funzioni aziendali quali la comunicazione, i grandi acquisti e la predisposizione e gestione della TIA. Condividiamo questo percorso in quanto pensiamo che risponda ad un criterio di sostenibilità economica permettendo una razionalizzazione delle spese ed un risparmio anche per i cittadini.
Riguardo al programma di investimenti presentato siamo convinti che Coseca, per avere una prospettiva, non possa continuare a gestire solo la “parte povera” del ciclo dei rifiuti e che quindi alcuni investimenti siano necessari. Se in questo senso la ricapitalizzazione è un sacrificio richiesto ai comuni che già soffrono di ulteriori tagli da parte del governo centrale, è indispensabile tuttavia che l’immissione di risorse fresche preveda un beneficio certo per i cittadini. Quindi se di investimenti si parla questi siano in strutture che davvero possano avere un indotto positivo in termini occupazionali, economici, di sostenibilità ambientale e sanitaria, di ricerca e di know how.
Riguardo all’ipotesi di acquisto delle quote di Scarlino energia, pensiamo che non sia corretto prevedere l’ingresso nel capitale sociale da parte di una società interamente pubblica, fintanto che l’iter delle autorizzazioni non sarà chiuso e non riteniamo che la strategia di entrare nella società che gestisce il Cogeneratore sia la cura risolutrice per i mali di Coseca:
Queste le ragioni:
a. Coseca non ha la solidità finanziaria per lanciarsi in una simile avventura, dovendo presumibilmente accollarsi percentualmente i costi delle bonifiche: dobbiamo essere chiari, i costi delle bonifiche devono restare a carico delle aziende che hanno inquinato e non della collettività.
b. I sicuri sacrifici richiesti ai Comuni, nel caso di ricapitalizzazione, non mostrano chiari benefici per i cittadini stessi, perchè Coseca entrerebbe in una società privata, che gestisce un inceneritore, con una quota minimale (10%). Pensiamo, inoltre, che tale scelta potrebbe non determinare le migliori condizioni, in termini di filosofia aziendale, per spingere al massimo sulla riduzione dei rifiuti e sulla R.D., che per loro stessa natura tolgono materia prima all’incenerimento.

SULL’INCENERITORE

Vogliamo ribadire in modo chiaro la nostra contrarietà ad un impianto che è totalmente avulso dal territorio., affermata non a solo a parole ma con atti concreti in questi anni. Dopo un lungo contenzioso giudiziario l’impianto è, comunque in funzione, regolarmente autorizzato a bruciare biomasse. È in corso la procedura di VIA per essere alimentato a CDR. Solo dopo che la Valutazione d’Impatto Ambientale avrà avuto esito favorevole, l’impianto sarà sottoposto a AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per le necessarie autorizzazioni.
Quello che vogliamo è puntare su sistemi come la riduzione, il riuso e la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta che pongono l’incenerimento, come prescrive la direttiva europea 98/2008, come forma marginale e residuale del ciclo dei rifiuti, preferibile solo alla discarica. È questa la strategia che dobbiamo perseguire.
D’altronde al SIA (Studio di Impatto Ambientale) di Scarlino Energia il Comune di Follonica ha presentato osservazioni importanti che non hanno avuto nelle risposte contro-deduzioni considerate soddisfacenti. Le criticità rilevate riguardano i seguenti aspetti: l’impianto è situato in area a pericolosità idraulica elevata e quindi la localizzazione contrasta con il PPGR (Piano Provinciale Gestione Rifiuti); nello studio inoltre non sono stati utilizzati i dati di qualità dell’aria della zona interessata, ma quelli di un'altra zona, come i dati meteoclimatici che si riferiscono a quelli dell'aeroporto di Pisa pur avendo a disposizione dati locali. Lo studio sorvola sugli aspetti sanitari della popolazione sostenendo che i rischi sono inconsistenti e che “la popolazione non è un bersaglio significativo” quando invece la ricaduta dei fumi con le reali condizioni del vento interessa proprio la zona sud est dell'abitato di Follonica. Ultimo, ma non meno importante, non viene indicato l’effetto derivato dalle acque di scarico dell'impianto, in termini qualitativi e quantitativi.

Ci preme evidenziare che, qualunque sia l’esito della VIA, in merito ad un futuro funzionamento dell’impianto, sarà necessario mantenere alta l’attenzione su tutta la Piana di Scarlino attraverso un costante monitoraggio ambientale e sanitario con rilevazioni in continuo delle emissioni, controlli in tempo reale e massima trasparenza e accessibilità delle informazioni. Allo stesso tempo dobbiamo mantenere un alto livello di attenzione anche sull’area di Piombino: è necessario avere una visione d’insieme di tutte le problematiche ambientali legate al Golfo di Follonica.

Ci sembra, inoltre, di fondamentale importanza promuovere ogni occasione di informazione e maggiore consapevolezza (incontri, workshop, convegni e quant’altro) legate alle possibili alternative tecnologiche all’incenerimento: numerose esperienze esistono in Italia e nel mondo che vanno conosciute e approfondite.

Wednesday, December 24, 2008

Tuesday, December 16, 2008

Il Partito democratico cala il tris

Gli uomini del Pd si mettono a disposizione della formazione per battere il centrodestra. Saragosa, Viviani e De Luca pronti a darsi battaglia nelle primarie.


Il giovane, il dirigente d’azienda e il politico: ce n’è per tutti i gusti. Sono tre i candidati alle primarie di coalizione del centrosinistra presentati dal Partito Democratico follonichese in vista delle elezioni Amministrative 2009: il sindaco in carica, Claudio Saragosa, il manager, Tioxide Stefano Viviani, il praticante forense, Francesco De Luca. Ieri la presentazione ufficiale al bar Impero, dove i vertici del partito hanno illustrato anche le prossime scadenze: giovedì sarà la volta della stesura della prima bozza del programma elettorale del Pd, a cui poi ognuno dei candidati imprimerà un proprio segno distintivo, mentre entro la fine di gennaio gli alleati di centrosinistra potranno presentare il proprio candidato sindaco che concorrerà alle primarie di coalizione insieme al “trio democratico”. La prima parola al più giovane, Francesco De Luca, il ventinovenne follonichese già coordinatore di uno dei due circoli del Partito Democratico: “Mi candido alle primarie - ha detto - per chi non si sente allineato, per chi, pur non vivendo tra le pagine della cronaca locale, ha molto da dire: i giovani prima di tutto, i precari e i cassaintegrati, le donne, le famiglie in difficoltà, i più deboli, gli immigrati e i disincantati dalla politica. Voglio vivere in questa città per i prossimi 60 anni, se ci riuscirò. E solo nella prospettiva di lungo periodo si può fare una politica forte e incisiva, solo grazie a un salto generazionale possiamo rendere la nostra città e il Pd luoghi più plurali. Sono convinto infatti che chi fa l’amministratore o chi si impegna a livello dirigenziale in un partito, deve concepire questo ruolo come servizio reso alla comunità e non come posizione a vita: anche per questo è importante il ricambio”. De Luca si dice giovane d’età ma pronto, al pari degli altri, ad assumersi responsabilità politiche. Il suo intento è soprattutto quello di “lavorare - ha detto - per una rivoluzione socio-economica “verde” della nostra città”. Accanto a lui Stefano Viviani, 59 anni, dirigente d’azienda del gruppo chimico americano Huntsman e presidente della scuola comunale di musica, nonché membro del Rotary club. Il suo traguardo? “L’importante - dice - è che il Pd vinca le elezioni: in questo mio primo avvicinamento al mondo della politica metterò a disposizione la mia esperienza nel campo della comunicazione e nella gestione della molteplicità”. Una “lotta”, quella per le primarie, che per tutti e tre i protagonisti deve basarsi sulla sinergia: “L’avversario - ha detto Claudio Saragosa, sindaco in carica, l’unico a non aver bisogno di troppe presentazioni - è a destra. E’ una vita che mi dedico alla politica e il mio sogno è che Follonica continui a essere governata da forze democratiche”

Marianna Colella, Corriere di Maremma (16 Dicembre 2008)

Sunday, December 14, 2008

Tuesday, December 9, 2008

Moralismo storico?

...Il Pd non dovrebbe limitarsi a respingere con disprezzo le provocazioni di Berlusconi. Se una decente qualità tecnica e morale nelle amministrazioni costituisce una delle risorse residue del partito, qualsiasi incrinatura in questo patrimonio va considerato un'insidia grave, che genera inquietudine e tende a rendere meno credibili le rivendicazioni come quella espressa polemicamente da Veltroni nella manifestazione del Circo Massimo ("Il paese è migliore della destra che lo governa").

Edmondo Berselli, ieri su Repubblica

Monday, December 8, 2008

i Lorena

Era l’ora che qualcuno disseppellisse dalla memoria la formidabile saga dei Lorena. La dinastia che, per più di un secolo, resse il Granducato di Toscana con una visione così moderna e illuminata che, a tutt’oggi, resta esempio di buongoverno per quella regione e per il mondo. Lo fa Pisa, città che, per il suo clima mite, fu scelta dalla famiglia per trascorrere, dal 1766 in poi, il periodo invernale. Città che, come molte altre della Toscana, ebbe dal Granducato lorenese straordinari benefici e registrò mutamenti epocali. [...]
La personalità cardine della vicenda toscana dei Lorena fu senza dubbio Pietro Leopoldo che, con straordinaria lungimiranza, intervenne a tutto campo su moltissimi aspetti della vita politica, sociale ed economica determinando veri e propri stravolgimenti di progresso. Il Granduca avviò una politica liberale che intervenne materialmente sul territorio toscano con la bonifica delle paludi della Maremma e della Val di Chiana. Creò per lo studio dell’agricoltura l’Accademia dei Georgofili che è a tutt’oggi attiva. Liberalizzò il commercio del grano abolendo le annone. Sciolse d’imperio le corporazioni medievali che, come sappiamo, qualcuno nei secoli successivi ha badato bene di ripristinare. Per dare forza all’attività industriale abolì le dogane – garantendo però alle sue terre un’adeguata protezione – e calmierò le tasse. Per favorire i commerci intervenne anche in campo ecclesiastico abolendo vincoli, cancellando conventi e favorendo il potere religioso locale per arginare lo strapotere vaticano. Ma le novità più significative introdotte da Pietro Leopoldo riguardarono l'abolizione degli ultimi retaggi giuridici del medioevo: in un sol colpo abolì il reato di lesa maestà, la confisca dei beni e, in clamoroso anticipo sui tempi, la tortura e la pena di morte. Grazie al varo del nuovo codice penale del 1786, la Toscana sarà infatti il primo stato nel mondo ad abolire la pena capitale.

[...]

“Sovrani nel giardino d’Europa – Pisa e i Lorena” Pisa, Museo Nazionale di Palazzo Reale, 20 settembre -14 dicembre 2008.


Da Il Foglio

Tolleranza zoro 16 - Il Segnale

Saturday, December 6, 2008

Thyssen

La tragedia della Thyssen continua a devastare. Non è questione di vendette, ma di giustizia e consapevolezza.

Il 6 dicembre 2007 è un giorno mai finito. Le continue morti sul lavoro sono la vergogna vera di questo paese.

Mario Adinolfi

Thursday, December 4, 2008

It's all right

"In meno di un anno i risultati sono stati straordinari. La Summer School è stata un successo. La nostra tv sta andando benissimo. Il Circo Massimo è stato un trionfo. Abbiamo vinto le elezioni in Trentino e in Alto Adige. Abbiamo gioito per la vittoria di Obama, perché qui qualcuno aveva intuito che era uno straordinario seme di futuro. Siamo risaliti di 4 punti nei sondaggi mentre Berlusconi ha cominciato a cadere. Insomma, tutto stava andando per il meglio. Ho chiesto ai segretari regionali due giorni fa: cosa diavolo è successo in pochi giorni?".

Walter Veltroni su Repubblica

A chi scova tutte le forzature ottimistiche e le omissioni in questo testo in regalo un portachiavi di Topo Gigio.

Wednesday, December 3, 2008

guarda caso proprio Sky (3)

Dalla Ue arriva una precisazione sul caso: «Se le autorità italiane avessero insistito nel non cambiare le aliquote Iva sulla tv a pagamento - ha fatto sapere Maria Assimakopoulou, portavoce del Commissario Ue alla Fiscalità Laszlo Kovacs - la commissione Ue avrebbe dovuto aprire una procedura di infrazione. Ma nel momento in cui le autorità italiane informano di avervi riposto rimedio con decisioni adeguate, il caso è chiuso». La portavoce ha ricordato che Bruxelles, in seguito a un reclamo ricevuto nell'aprile 2007, ha inviato una lettera all'Italia per porre in rilievo il tasso diverso di Iva, in alcuni casi al 10%, in altri al 20%, sollecitando di unificarla e «suggerendo» di portarla al 10%: «La commissione è del parere che le trasmissioni via etere (digitale terrestre) debbano essere soggette a un'aliquota Iva ridotta (10%) identica a quella applicata alle stesse trasmissioni via cavo e via satellite», scriveva all'Italia l'11 aprile 2008 la direzione generale Ue per la Fiscalità.

ALIQUOTA UGUALE - «Nella direttiva Ue sull'Iva c'è un allegato che dice che si può applicare un'aliquota ridotta per le tv satellitari, ma devono essere applicate le stesse aliquote per gli stessi tipi di servizi. L'aliquota andava perciò resa uguale per tutti. Quindi il governo italiano doveva decidere se tutti al 10% o tutti al 20%: è il Paese che decide». Il governo Prodi aveva riconosciuto, ha proseguito la portavoce, che «le differenti aliquote non erano in linea con le norme Ue e si era impegnato ad allinearle». Il governo Berlusconi le ha uniformate al rialzo ma poteva, come aveva suggerito l'Ue, prendere la decisione opposta e allinearle al ribasso. La portavoce a chi chiedeva chi avesse presentato il reclamo nel 2007 all'Ue in seguito al quale è stato aperto il dossier, non ha voluto rispondere. Fonti Ue concordanti riferiscono però che l'esposto è stato presentato da Mediaset.

«IMPOSSIBILE ABBASSARE IVA AL 10%» - Paolo Romani, sottosegretario alle Comunicazioni, dopo la precisazione Ue ha affermato: «Abbassare l'Iva al 10% sia per le pay tv sia per le pay per view farebbe mancare circa 220 milioni di euro. In questo periodo di crisi siamo alla ricerca di risorse, andiamo a verificare se ci sono piccole o grandi sacche di privilegio. E l'aliquota di Sky era una piccola sacca di privilegio».

Fonte: Il Corriere

Aggiungo solo che l'innalzamento dell'IVA al 20% porterà probabilmente 200 milioni di Euro che verranno spesi - mi auguro - in maniera oculata e giusta (ricordo comunque che se ne sono regalati 300 come prestito ponte ad Alitalia), ma la questione sta nel fatto che questi soldi sono a carico in toto del concorrente di una delle aziende del capo del medesimo governo.
Quando il nostro Premier dice che la Sinistra si preoccupa dei ricchi invece che dei poveri, ha ragione! Solo che lui si riferisce come ricco a Murdoch mentre la Sinistra si riferisce al premier stesso.

Tolleranza Zoro - 15

Tuesday, December 2, 2008

In risposta alle parole in libertà dei leghisti follonichesi

Finalmente si è alzata anche a Follonica la voce leghista. Fa piacere sentire che stiano lavorando per una fruttuosa alleanza con il Pdl locale per ricreare anche dalle nostre parti quella fantastica miscela di populismo, liberismo e razzismo che nel panorama dei governi conservatori europei esiste solo nel nostro Paese.

Dobbiamo doverosamente ricordare che i 203 profughi sono arrivati dalle nostre parti non per colpa dei comunisti o perché sono sbarcati al Puntone, ma per volere del ministro degli Interni, il leghista Bobo Maroni, prode interprete del verbo bossiano da più di trent’anni.

Spetta al medesimo Ministero l’obbligo istituzionale di velocizzare le procedure per sbloccare la situazione dei nostri 200 ospiti. E sempre al Ministero dell’Interno spetta la responsabilità di controllare il flusso degli sbarchi sulle nostre coste.

Molti di loro provengono da paesi in cui si corrono i diecimila metri nel tempo necessario a Umberto Bossi ad abbottonarsi i calzoni; hanno storie difficili e feroci, storie di guerra, di fuga, di oppressione, di sfruttamento. Ma basterebbe incontrarli questi ragazzi, personalmente, per rendersi conto che non si ha a che fare con esseri misteriosi e incomprensibili, attentatori del nostro quieto vivere o della nostra sicurezza, ma ventenni e trentenni che amano giocare a pallone, divertirsi, stare insieme e che finalmente, dopo aver lasciato le loro case e dovuto separarsi dagli affetti più cari, hanno trovato una opportunità di vita e di umanità…

Il punto è che seminare queste inquietudini nebbiose, nutrire il dibattito pubblico di una retorica della paura e della diffidenza, che individua un nemico (o una potenziale minaccia) negli stranieri, nei diversi, negli estranei, i non riconosciuti in quel “noi” paranoico, sta riarmando in tante parti d’Italia teste calde, bande fasciste, gruppi di ragazzotti che aspettano solo un pretesto «politico» per menare le mani. Si va dai recenti episodi di violenza di strada raccontati dalla cronaca di questi mesi al profluvio di minacce e insulti contro le varie “infezioni” che insidiano il quartiere o la città o la Patria, ai manifesti politici dei partitini nazi-negazionisti che chiamano alla mobilitazione contro gli immigrati, gli omosessuali e gli zingari in difesa di una “purezza” paranoica, tragicamente comica, o comicamente tragica.

E il rischio è che il razzista, chiamiamolo, di “base”, in questo clima avvelenato che catalizza tutti gli umori neri, si senta un po´ meno deprecato e un po´ meno impopolare.

Ma mentre l’intervento della Lega sui profughi ospitati al Veliero non mi sorprende, vorrei, semmai, capire qual è la posizione dei «promessi sposi elettorali» Pdl e soprattutto Udc, in materia e se è in sintonia a quanto dichiarato dalla Lega cittadina. Ovvero sapere se, come noi, pensano che tale situazione possa trasformarsi in un’opportunità di maturazione sociale per la cittadinanza e sono disponibili a collaborare attivamente in tale direzione, o no.


Andrea Benini, segretario Pd Follonica

Sunday, November 30, 2008

guarda caso proprio Sky (2)



Il post pubblicato ieri ha avuto un grandissimo successo di contatti, e quindi proviamo ad aggiornare ed approfondire l'argomento.

Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni e da sempre uomo di riferimento per le materie televisive per Forza Italia, in questa intervista su Il Corriere ha detto in merito: «In tempi di crisi, era un atto dovuto e necessario. Esisteva una situazione di privilegio che non ha più ragion d'essere».
E poi ha così risposto alle domande del giornalista
:
Non crede però che una decisione del genere non possa essere presa da un governo presieduto dal proprietario della maggiore tivù commerciale italiana? Non le sembra logico che l'opposizione lamenti il conflitto di interessi? «Assolutamente no, perché è una decisione giusta e doverosa. Ci mancherebbe che il governo non potesse muoversi in questo settore, se si evidenzia un particolare squilibrio! Tra l'altro, voglio segnalare che anche Mediaset premium, sulle cui carte prepagate già si pagava l'Iva al 20%, subisce lo stesso aumento di Sky per quanto riguarda gli abbonamenti al digitale, dunque non c'è nessun vantaggio per nessuno».

A rimetterci comunque saranno gli abbonati
«Che hanno comunque, sempre, la possibilità di scegliere, visto che esistono televisioni a pagamento come esistono televisioni che si possono vedere gratuitamente».


Bene, se ci sono gli estremi per formalizzare il conflitto di interessi lo deciderà l'AGCM, mi preme sottolineare il fatto che l'art. 3 comma 1 della Legge n. 215/2004 si applica anche per omissione di atto dovuto, e il sottosegretario ci dice che questo è un atto dovuto; detto altrimenti, in caso di ritiro di tale intervento e se realmente sussistessero le condizioni di incompatibilità espresse dalla legge, anche l'omissione di questo atto sarebbe un conflitto di interessi.

Il dubbio principale che mi ostacola dal capire se conflitto di interessi c'è o meno, sta nel capire se i benefici per colui che è incompatibile sono diretti e specifici o meno. Ma dalle parole del sottosegretario sembra che ci sia una forte sostituibilità tra beni: "
la possibilità di scegliere, visto che esistono televisioni a pagamento come esistono televisioni che si possono vedere gratuitamente", configurando così un unico mercate rilevante; se così fosse il conflitto di interessi potrebbe essere ancora più dimostrabile. Gli analisti AGCM faranno le loro simulazioni econometriche e magari vi terrò aggiornato, comunque resta il fatto che questo potrebbe divenire un case study sul conflitto di interessi molto interessante.

Il Partito Democratico ribadisce che c'è un palese conflitto d'interessi, dato che tale intervento non riguarda Mediaset e che contrariamente a quanto successo in passato stavolta Silvio Berlusconi non ha nanche rinunciato a votare la norma uscendo dal Consiglio dei Ministri.
Giovanna Melandri, ministro delle Comunicazioni nel governo ombra (non lo sapevo, ne prendo atto con molte perplessità che ho già espresso tempo fa!) ha affermato: "Con la norma anti Sky il governo ha compiuto in un colpo solo due gravi errori. Ha di fatto creato una tassa di 80 euro a quasi cinque milioni di famiglie, smentendo clamorosamente l'intento sbandierato di non imporre nuove imposte, e ha di fatto certificato ancora una volta il suo disprezzo nei confronti di qualsiasi logica di rispetto del mercato".

Non so come finirà, ma ha ragione Bersani quando dice che dai lavori parlamentari si vedrà chi avanzerà delle perplessità e chi no, ovvero chi è un liberale e chi no.

Saturday, November 29, 2008

Il liberale illiberale (numero 4): "guarda caso proprio Sky"




L'art. 3 comma 1 della Legge n. 215/2004 recita che: "Sussiste situazione di conflitto di interessi ai sensi della presente legge quando il titolare di cariche di governo partecipa all'adozione di un atto, anche formulando la proposta, o omette un atto dovuto, trovandosi in situazione di incompatibilità ai sensi dell'articolo 2, comma 1, ovvero quando l'atto o l'omissione ha un'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o societa' da essi controllate [...] con danno per l'interesse pubblico."
L'art. 2 comma 1 a cui si rimanda dice che: "Agli effetti della presente legge per titolare di cariche di governo si intende il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri, i Vice Ministri, i sottosegretari di Stato e i commissari straordinari del Governo di cui all'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400."
Per completezza riporto anche l'art. 1 della medesima legge: "I titolari di cariche di governo, nell'esercizio delle loro funzioni, si dedicano esclusivamente alla cura degli interessi pubblici e si astengono dal porre in essere atti e dal partecipare a deliberazioni collegiali in situazione di conflitto d'interessi."

Dunque cosa ha fatto Silvio?

Nel pacchetto anticrisi varato ieri dal governo ha raddoppiato dell'Iva sugli abbonamenti PayTv. Decisione che ha fatto infuriare la tv di Murdoch (in foto), leader in Italia nel settore. Con tanto di nota ufficiale dell'amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge dice: "In una fase di crisi economica i governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacità di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese con l'obiettivo di generare sviluppo e nuovi posti di lavoro. Ad esempio, questa settimana, il primo ministro inglese Gordon Brown ha annunciato una riduzione dell'Iva dal 17,5% al 15%. Ieri invece il governo italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio dell'Iva sugli abbonamenti alla pay-tv dal 10 al 20%".
Inoltre, prosegue, "Sky oggi dà lavoro direttamente ad oltre 5000 persone e ad altre 4000 nell'indotto, più del triplo del totale dei dipendenti sommati di stream e tele+ nel 2003. Con la decisione annunciata ieri le tasse generate grazie agli abbonati di Sky cresceranno a 580 milioni di euro, una crescita evidentemente in contrasto con l'affermazione del governo che questo pacchetto 'sostiene lo sviluppo delle imprese'".
Dunque, puntualizza, "deve essere chiaro che questo provvedimento è un aumento delle tasse per le oltre 4.6 Milioni di famiglie italiane che hanno liberamente scelto i programmi di Sky. Informeremo immediatamente i nostri oltre 4,6 milioni di abbonati di questa decisione del governo di aumentare le loro tasse, affinchè in questi tempi difficili abbiano chiaro che cosa sta accadendo alla loro capacità di spesa".

Ma il provvedimento non è piaciuto neppure al Partito democratico, che denuncia il palese conflitto d'interessi. "Il raddoppio dell'Iva per la tv a pagamento inserito a sorpresa nel decreto anti crisi del governo ha tutta l'aria di un blitz contro Sky, il principale concorrente privato di Mediaset", denuncia Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd. "L'azienda di proprietà della famiglia Berlusconi - aggiunge - non è infatti coinvolta dall'aumento visto che la norma del 1995 abrogata ieri riguarda solo la tv via satellite e via cavo. L'eventuale coinvolgimento di Mediaset sarebbe comunque insignificante perché relativo non alle carte prepagate del calcio ma soltanto agli abbonamenti mensili per alcuni canali digitali. In pratica, anche se fosse vero questo coinvolgimento, sarebbe infinitesimale".
E all'attacco va anche il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani. "L'onorevole Berlusconi - si chiede ironicamente - era presente al Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto anti crisi? In quel decreto c'è una tassa sulla pay-tv che pagheranno milioni di famiglie e che pesa uno per le aziende del presidente del Consiglio e cento per un suo concorrente". "Benché ci si siamo ormai abituati a tutto - aggiunge Bersani - voglio credere che una simile stortura del mercato non passi inosservata. Sarà una buona occasione per sapere quanti liberali ci sono in Parlamento".


Fonte legislativa da AGCM
Fonte notizia da Repubblica

p.s.: rammento che nel 2001 si vociferava che Silvio stesse vendendo proprio Mediaset a Murdoch.

Sunday, November 23, 2008

Che cosa è la Destra, che cosa la Sinistra?

Gli scaffali delle librerie dedicati alle ultime novità dicono più di tante sofisticate analisi: “Sinistrati – Storia sentimentale di una catastrofe politica” (Edmondo Berselli, Mondadori); “Fine corsa – Le sinistre italiane dal governo al suicidio” (Rodolfo Brancoli, Garzanti); “Eutanasia della sinistra” (Riccardo Barenghi, Fazi editore). E se dai titoli si passa al contenuto, aprendo alla prima pagina e cominciando a leggere, l’effetto non cambia. Berselli: “Dopo che ci è arrivato addosso il tram, in quel fatale e crudelissimo mese di aprile…”. Brancoli: “Dramma può sembrare una parola grossa…”. Barenghi: “Buia e tempestosa, era una di quelle notti che vanno avanti anche di giorno”.

Tutto il contrario che ad Amsterdam
Berselli, Brancoli, Barenghi. Nessuno di loro può essere definito di destra. Tutti s’identificano in qualche modo in un’area che va dalla cosiddetta sinistra radicale al centrosinistra. Evidentemente, almeno a giudicare dai loro libri, la sinistra italiana non si sente tanto bene.
Non è una grande scoperta, d’accordo. A voler essere rigorosi, non è una novità nemmeno sul piano editoriale. “A casa ho uno scaffale lungo un chilometro per ospitare saggi, libelli e pamphlet sulla crisi della sinistra”, ha scritto martedì su Repubblica Michele Serra. “Ma tutti a rischio di inflazione per almeno due motivi: il primo è che la sinistra è effettivamente in crisi, il secondo è che i suoi intellettuali traggono dalla crisi ispirazione quasi infinita”.
Difficile dargli torto (su entrambe le cose). E se dai libri si passa agli articoli su quotidiani e settimanali, ai talk show, alle trasmissioni radiofoniche e ai siti Internet, il tasso di inflazione raggiunge rapidamente livelli da anni Trenta. In perfetta armonia con il tenore generale del dibattito.
Se però ci si domanda da dove questa terribile crisi sia cominciata, ecco affacciarsi un sospetto inquietante. E cioè che in Italia la crisi della sinistra sia nata prima ancora della sinistra. Se poi si pensa ai molti articoli, libelli e pamphlet dedicati alla “crisi della destra”, una destra che non è mai “normale”, “moderna” ed “europea” – oppure lo è troppo, smarrendo così “l’identità”, “le radici” e “i valori” tradizionali – si capisce che il discorso non vale solo per la sinistra (e se accanto allo scaffale dedicato alla crisi della sinistra, in casa Serra, c’è solo “uno scaffalino vuoto”, quello “destinato ai libri sulla crisi della destra”, non è colpa del mercato editoriale).

Il punto è che in tutto questo interrogarsi su come siano cambiate, snaturate o deperite la destra e la sinistra italiane, si perde di vista il fatto che in Italia, per almeno mezzo secolo, non si sono mai avute né l’una né l’altra. Si rischia insomma di finire come quel sindaco di “Caro diario” che non trovando nella sua remota isoletta un posto in cui ospitare l’unico turista, a ogni porta che gli veniva sbattuta in faccia, commentava amareggiato: “Tutto il contrario che ad Amsterdam!”. Da un lato, infatti, il principale partito di governo in Italia si chiamava Democrazia cristiana, e certo non era né si definiva “di destra”; dall’altro, il principale partito di opposizione si chiamava Partito comunista, e dalla sua fondazione nel 1921 fino ai primi anni Ottanta non ha mai detto né pensato di rappresentare “la sinistra”.
Come ricorda Armando Cossutta, tanto per Togliatti quanto per Berlinguer, i comunisti rappresentavano “il movimento operaio”, “i lavoratori”, “le classi subalterne”, “le masse popolari”. Non “la sinistra”. Semmai, come sostiene Andrea Margheri, il dibattito si concentrava sulla domanda se bisognasse dire “classe operaia” o invece “classi lavoratrici”, per non scadere nell’operaismo e nel settarismo. E più o meno lo stesso discorso, almeno fino agli Settanta, valeva pure per i missini.
“Nella ‘Dottrina del fascismo’ di Benito Mussolini – osserva Giano Accame – la parola ‘destra’ compare una sola volta, e tra virgolette”. (“Si può pensare che questo sia il secolo dell’autorità, un secolo di ‘destra’…”, scriveva infatti il Duce in quello che sarebbe diventato il testo fondamentale per generazioni di fascisti e neofascisti). Persino Giorgio Almirante, quando negli anni Settanta aprì le porte del suo partito ai monarchici e cambiò il nome in “Msi-Destra nazionale”, incontrò serie resistenze. E non solo perché il Msi – e lo stesso Almirante – provenivano dal fascismo di Salò, dunque dal cosiddetto “fascismo di sinistra”. Ma anche perché, come ricorda Accame, già allora “le definizioni ‘destra’ e ‘sinistra’ ci apparivano superate”. Secondo un modo di pensare perfettamente speculare a quello dei comunisti, infatti, i missini non si definivano come “la destra”, ma come “un movimento di alternativa sociale e nazionale, di alternativa al sistema”.
A ripensarci oggi, tra tante lamentazioni sulle smarrite identità di destra e di sinistra, viene da sorridere. Eppure è solo negli anni Settanta che quelle definizioni cominciano a imporsi, e spesso come contestazione dei partiti tradizionali. Iniziano a imporsi cioè proprio quando comincia la lunga crisi della Prima Repubblica, per godere poi di un singolare quanto effimero trionfo al momento del suo tramonto, nel biennio terribile di Mani Pulite. Di quegli anni è peraltro la prima edizione del breve e fortunatissimo saggio di Norberto Bobbio intitolato per l’appunto “Destra e sinistra – Ragioni e significati di una distinzione politica”, pubblicato da Donzelli nel 1994. Giusto l’anno in cui si chiude Tangentopoli e comincia la stagione berlusconiana.

Nuovo inizio, brutta fine
Tra Berlinguer e Berlusconi c’è però Achille Occhetto, il crollo del comunismo e la fine del Pci. Ed è qui che molte suggestioni della “nuova sinistra” entrano nel lessico di quel partito che Berlinguer aveva definito non molti anni prima come “rivoluzionario e conservatore” (e cioè, almeno secondo le distinzioni classiche della democrazia anglosassone cui si rifaceva Bobbio, tutto meno che “di sinistra”). Del resto, non è un caso che persino al momento di abbandonare la strategia del compromesso storico per la linea dell’alternativa (con i socialisti) Berlinguer insistesse tuttavia nel definirla “alternativa democratica”. Giammai “alternativa di sinistra”.
E’ con la “svolta”, con il “nuovo inizio” e con la “carovana”, a partire dalla convinzione occhettiana che si potesse uscire dal comunismo “da sinistra”, che il termine comincia a riassumere in sé l’identità degli ex comunisti, orfani del comunismo. Ed è così, con la svolta e con il parallelo “sdoganamento della destra”, che all’inizio degli anni Novanta si pongono le basi del bipolarismo e del nuovo sistema. Dunque è solo in quel brevissimo intervallo tra la fine della Prima e l’inizio della Seconda Repubblica, si potrebbe dire, che in Italia la sinistra si chiama “sinistra” e la destra si chiama “destra”. Insomma, a ripercorrere tutto il dibattito sull’identità e il futuro della sinistra in ordine cronologico, si può quasi sostenere che la sinistra italiana sia un prodotto della sua crisi.
Può anche darsi, naturalmente, che un simile paradosso abbia una spiegazione semplicissima. Che si tratti soltanto di un gioco di parole. “Prima della Seconda Repubblica avevamo una nomenclatura politica molto più perspicua di questa banale dicotomia destra-sinistra, che significa assai poco, come dimostra il fatto che il popolo continua a dire sempre i comunisti, i democristiani, i fascisti…”, sostiene ad esempio Giuseppe Vacca. “Del resto – aggiunge il presidente dell’Istituto Gramsci tra il serio e il faceto – io stesso non so mica se sono di destra o di sinistra. So che sono un vecchio comunista togliattiano e gramsciano”.

Postcomunisti, postfascisti e posticci
D’altronde, come sostiene Roberto Gualtieri, che dell’Istituto Gramsci è vicedirettore, “tutti i movimenti politici degni di questo nome si sono sempre definiti a partire da chi rappresentavano e da cosa volevano, non sulla base di categorie politologiche, e non politiche, come destra e sinistra”. Non si tratta solo delle grandi famiglie ideologiche che hanno ispirato in tutto il mondo la nascita di partiti comunisti, fascisti, liberali o socialisti. “Basta pensare a laburisti e conservatori in Gran Bretagna, democratici e repubblicani negli Stati Uniti, socialdemocratici e cristianodemocratici in Germania”. E l’eccezione rappresentata da ‘Die Linke’ (“la sinistra”) non farebbe che confermare la regola, trattandosi di un partito nato in tempi recenti dalla confluenza tra l’ala sinistra della Spd e gli ex comunisti della Germania Est. In tutto il mondo, insomma, il ritorno della “sinistra” – non la sua scomparsa – sarebbe dunque un segno della sua crisi (o se si preferisce, della crisi dei suoi partiti tradizionali). “Tanto è vero – prosegue Gualtieri – che il Pci sceglie di chiamarsi ‘Partito democratico della sinistra’ proprio perché non vuole chiamarsi socialista né laburista”. Nel tentativo di preservare la propria “specificità”, il Pds finisce così per autorelegarsi in un limbo – quello postcomunista – da cui impiegherà anni, e molte sconfitte, a uscire. “Quella scelta è stata la più drammatica ammissione di assenza di idee e vaghezza di propositi: non si sapeva cosa si voleva essere, e dunque, per non dirsi né comunisti né socialdemocratici, ci si disse ‘della sinistra’ e basta”.
Resta il fatto che in Italia si è parlato di destra e sinistra dall’Unità fino alle soglie della Prima guerra mondiale. “Ma allora – osserva Gualtieri – quelle definizioni non distinguevano due veri partiti. Esprimevano soltanto un’articolazione interna alla classe dirigente liberale, che sarebbe venuta meno molto presto”. E cioè con l’ingresso nella vita politica e in Parlamento dei partiti popolari socialista e cattolico. Dunque non è così illogico che con il crollo del comunismo e la “morte delle ideologie”, quando tutti cominciano (o ricominciano) a dirsi liberali, tornino in campo le definizioni di destra e sinistra (e che a spingerle avanti sia un filosofo liberale e azionista come Bobbio). Ed è non meno significativo che a rispolverare quei termini, così poco amati dai partiti di origine, siano proprio le formazioni radicali che ne rivendicano l’eredità: “la Destra” di Francesco Storace e “la Sinistra, l’Arcobaleno” di Fausto Bertinotti (cui si richiama oggi, salvando perfettamente la simmetria dell’accostamento, il nascente “la Sinistra” di Nichi Vendola).
Date le premesse, non stupisce che il punto di vista dello storico Alessandro Campi, direttore della fondazione finiana FareFuturo, sia molto simile a quello dei suoi colleghi gramsciani. Anche per Campi, infatti, tutto comincia con la Seconda Repubblica. “Invece di metabolizzare in chiave storica la nostra tradizione politico-culturale – sostiene – abbiamo preferito liquidarla. Ed è iniziato un gioco spaventoso di rimozione: tutti si sono ricostruiti le proprie biografie immaginarie. E nell’ansia di ripartire da zero, si sono presentati con identità posticce. Di qui l’ossessiva ricerca di modelli esteri, da Aznar a Sarkozy, da Zapatero a Obama, per colmare il vuoto di idee e di progetti”. Fatica sprecata, oltretutto, perché “i modelli politici e gli stessi termini destra e sinistra significano sempre cose diverse, sulla base, per l’appunto, della storia nazionale”.
Dunque non è vero che destra e sinistra non significhino più nulla, come si usa dire nei libri e negli articoli sulla crisi dell’una o dell’altra. Restano però concetti relativi, quali sono stati sin dalla nascita, alla convenzione rivoluzionaria francese, dove furono coniati per designare semplicemente chi sedeva da un lato e chi dall’altro rispetto al presidente. “E perciò – fa notare Accame – i termini sono anche rovesciati”. La destra sta a sinistra, la sinistra a destra. Come dire che la crisi d’identità, la confusione, la perdita di significato che spesso si lamenta, in verità, è scritta nell’origine stessa di quelle parole.

La fine della Storia
Il problema dell’Italia di oggi, secondo Campi, è che ormai “tutti hanno rinnegato tutto”. E sono rimasti senza niente. “Il Pdl ambisce a essere una sorta di franchising del Ppe, che però a sua volta non esiste, non è che un contenitore. E lo stesso discorso varrebbe per il Pd con il Pse, ma con l’aggravante che per le sue divisioni interne non riesce nemmeno a raggiungere questo obiettivo minimo”. Ma forse non è nemmeno qui il punto. Certo è che dalla fine della Prima Repubblica a oggi tutti i partiti hanno preso a rivendicare al tempo stesso la propria radicale novità e la propria fortissima identità, come se fosse concepibile un’identità senza un passato. Nel Partito democratico alcuni sono arrivati persino a parlare di “un’identità declinata al futuro”. Ma sono casi-limite. E forse il cuore del problema, più che nei diversi partiti, sta proprio in quel lungo scaffale sulla crisi della sinistra di cui parlava Serra.
Il libro di Barenghi si conclude evocando “un’idea, che se non fosse diventata, chissà perché, una parolaccia, la definirei anche un’ideologia. Ossia una filosofia politica capace di ridare un senso alla sinistra del secondo millennio”. Il libro di Brancoli si chiude con una citazione di Massimo D’Alema sul rischio che la sinistra divenga in Italia una “minoranza strutturale”. E con una citazione dalemiana si chiude anche il libro di Berselli: “La sinistra è un male. Solo l’esistenza della destra rende questo male sopportabile”.
Ma che sia priva di idee, a rischio estinzione o semplicemente “un male”, comunque sempre e perpetuamente in crisi, praticamente dalla nascita, la sinistra resta tuttavia ancora là, proprio come la destra. Poi le si chiami come si vuole. A pensarci bene, la sinistra è in crisi più o meno da quando l’Italia è “in transizione”. Ma una transizione lunga tre decenni non è una transizione, e lo stesso si può dire delle crisi d’identità (ma della crisi d’identità dell’Italia parliamo un’altra volta).
Forse però si può dire anche per la sinistra quello che lo storico Giuliano Procacci, recentemente scomparso, scriveva nella sua “Storia degli italiani” a proposito dell’Italia. “Un luogo comune spesso ripetuto, per lo più da italiani – scriveva Procacci – è che l’Italia è il paese di Pulcinella. Ma Pulcinella non è, come sappiamo, soltanto un guitto, ma un personaggio, una ‘maschera’ di grande spessore e verità umana, che, come il suo confratello cinese AH Q, ha molto vissuto, molto visto e molto sofferto. A differenza però di AH Q, Pulcinella non muore mai, perché egli sa che tutto può accadere nella storia. Anche che la sua antica fame venga un giorno saziata”. Chissà.

Francesco Cundari, Il Foglio

Dio, Patria e Famiglia

Ministro per le Pari Opportunità Maria Rosaria (detta Mara) Carfagna: "I miei valori? Dio, Patria e Famiglia".

nella foto di profilo il Ministro (foto di repertorio).

Wednesday, November 19, 2008

Primarie Giovani 2008: 4 per le primarie

Qui il link al video di presentazione dei quattro candidati

Monday, November 17, 2008

Il Berlusconismo

Saturday, November 15, 2008

Col "seno" di poi



Sabato 21 Novembre, primarie dei Giovani Democratici.
Dalle ore 08:00 fino a mezzanotte. Sede PD di Follonica, via Portogallo.

Thursday, November 13, 2008

Tuesday, November 11, 2008

Saturday, November 8, 2008

Per i piccoli interessi di bottega bloccano lo sviluppo di questa città

Nell’ultimo Consiglio Comunale la maggioranza è stata costretta a rinviare la trattazione del Regolamento Urbanistico in quanto il consigliere di Forza Italia, nonché capogruppo, Aldo Valenza “ha deciso” che non era più “incompatibile”. Questo sulla scorta di un fantomatico parere legale che nessuno ha visto (al contrario il parere chiesto dall’Amministrazione Comunale è di dominio pubblico), mentre sono agli atti del Comune i “contributi” (peraltro legittimi) dell’aprile e dell’ottobre 2006 del cittadino Valenza, da lui firmati, in cui riferisce i terreni di sua proprietà proponendo soluzioni di trasformazione edilizia.
Se è legittimo il fatto che un cittadino pensi a tutelare i suoi legittimi interessi privati, risulta però incomprensibile come possa palesemente non tenere conto di una Legge Nazionale che dice in modo estremamente chiaro che nel caso sussista correlazione immediata e diretta tra il contenuto della delibera e gli interessi privati di un consigliere, esso non può prendere parte non solo “alla votazione” ma anche “alla discussione”.
Oltretutto il Pdl parla di un piano blindato, in cui non si è dato la possibilità di discutere: sanno benissimo di dire il falso, sono state fatte innumerevoli Commissioni Consiliari, iniziate quando ancora il Regolamento Urbanistico non era nemmeno una bozza di delibera, poi chiaramente come è giusto la maggioranza ha anche l’onere e le responsabilità delle scelte, ed è quello che abbiamo fatto. Non so con quale coraggio Valenza sostiene che il “Regolamento è in netto ritardo” dato che sono stati loro, con un colpo basso sulle soglie dell’illegalità, a rinviare ulteriormente la sua adozione. Certamente rifiutiamo la cultura del “Caimano” per cui la legalità e l’etica pubblica sono solo degli ostacoli alla propria capacità di espansione, e che il fine giustifica tutti i “mezzucci”.

Le famose quattro proposte sono assolutamente inconsistenti, e le risposte (sempre perfettibili ci mancherebbe!) ai problemi di sviluppo di questa città sono già contenute nel Regolamento, sia per quanto riguarda la nautica, che lo sviluppo turistico e la casa. Una cosa la sappiamo: che il quarto emendamento proposto dal centro destra riguarda anche i terreni di proprietà del “suo” consigliere, proponendo di fatto un aumento di volumetrie. Se non è conflitto di interessi questo!

È un peccato vedere una importante forza politica di opposizione, quale il Pdl, che dovrebbe esercitare fortemente il suo ruolo in modo tenace e costruttivo nell’interesse del bene della città, trasmettere al contrario l’immagine di una politica stanca, pavida, rinunciataria, che non ha il coraggio di entrare nel merito dei problemi, che si ferma alle questioni procedurali e ai cavilli burocratici. Una politica ripiegata su se stessa, incapace di vedere al di là del proprio naso, dei propri piccoli interessi di bottega. E sull’altare della difesa del proprio particolare interesse politico sono disposti a tutto, anche a bassezze che danneggiano pesantemente non il centrosinistra ma la città tutta. Danneggiano le imprese, gli artigiani, i commercianti, le associazioni del turismo, come quelle della nautica, gli albergatori come tutti i cittadini di Follonica che si Giovedì scorso si sono visti scippati del Regolamento Urbanistico per una evidente forzatura condotta peraltro in modo poco trasparente (ripeto: il parere legale nessuno lo ha mai visto!)

Andrea Benini
Segretario Pd